B) La
struttura economica
Struttura dell'economia e indicatori di base
L'economia argentina ha evidenziato una crescita economica significativa:
basso tasso d'inflazione, ripresa della produzione, crescita delle esportazione
e degli investimenti.
| INDICATORI DI BASE (ml $ USA) | 1995 | 1996 |
| Tasso di variazione del PIL prezzi reali | 1% | |
| Esportazioni di merci e servizi | 23.701 | |
| Importazioni di merci e servizi | 23 0.712 | |
| Tasso di alfabetizzazione | 96,3 | |
| Reddito pro capite | 8000 | 8232 |
| Tasso di disoccupazione | 16,4 |
Il PIL è aumentato così come
il reddito pro capite, i consumi e l'attività industriale, soprattutto nei
settori di: agrochimica, agroalimentare, componentistica auto, industria siderurgica.
Gli investimenti sono aumentati del 7,8%, pari al 19,1% del PIL.
A differenza però del periodo 1991-1994 durante il quale l'espansione del
PIL è stata sostenuta dalla crescita degli investimenti e delle esportazioni,
nel 1996 il maggior sostegno sembra sia provenuto dall'aumento dei consumi.
La ripresa dell'economia di mercato, realizzata attraverso l'eliminazione
dei controlli di prezzi, stipendi, tasse e falsi sussidi, è stata accompagnata
dagli investimenti e dalla liberalizzazione del commercio. Queste misure hanno
implicato l'eliminazione dei requisiti previsti sugli investimenti esteri
per l'accesso al mercato di credito locale, concedendo all'investitore straniero
lo stesso trattamento di quelli locali.
L'attuale livello di disoccupazione provoca una significativa offerta di manodopera,
che, combinata con i programmi di promozione dell'impiego, evidenzia un'elevata
resa del fattore lavoro ad un basso costo.
In ogni caso, il tasso di disoccupazione è risultato in sensibile crescita
negli ultimi dieci anni: si è partiti con un 11,5% nel 1985, passando a un
14,1% nel 1989 e a un 17,5% del 1996. Le cause di questa tendenza sono imputabili
da una parte alla chiusura di alcuni stabilimenti, e dall'altra all'adozione
di nuove tecnologie e al conseguente aumento della produttività del lavoro,
che nel lungo periodo riduce la domanda di manodopera soprattutto nell'industria.
La disoccupazione è a quota 17,2%, ma a tale cifra vanno aggiunti i sottoccupati
(quelli con reddito mensile inferiore a 300 U$D). La media del salario d'un
operaio non qualificato è di circa 500 dollari al mese, anche se è da sottolineare
che il livello di formazione della forza lavoro è piuttosto elevato a tutti
i livelli (primario, secondario e universitario).
Nell'economia argentina il ramo più importante è quello dell'allevamento poichè
è una delle più importanti esportatrici di carne del mondo, al secondo posto
troviamo i cereali e il settore minerario che si concentra nella Zona Andina.
| 1996 | 1997 | |
| Numero di imprese (in totale) | 5.360 | 5.300 |
| Numero di PMI (fino a 250 addetti) | 5.300 | - |
| Produzione industriale (variaz. % | 8 | 10 |
| Tasso di interesse annuo a breve | 16-14 | - |
| Debito pubblico (Mld di US$) | 0,6 | 0,4 |
La maggior parte delle aziende
presenti in Argentina è di piccole e medie dimensioni. L'84% delle aziende
impiega infatti meno di 10 operai, il 14% impiega tra 10 e 50 operai, soltanto
il 2% impiega più di 50 operai. Sono poco numerose le aziende che impiegano
oltre 500 operai.
Il principale settore è quello agroalimentare, dove si effettuano costanti
investimenti sia da parte di aziende argentine sia di quelle straniere e miste.
In particolare nell'industria alimentare si evidenzia la crescita del settore
di molitura di frumento, essendo in espansione l'esportazione verso il Brasile
e, a sua volta, un favorevole trattamento fiscale ha favorito l'industria
dei liquori.
Si è poi registrata una flessione nella produzione di carni bianche, limitata
dalle importazioni di polli dal Brasile, mentre quella di carni rosse è stata
influenzata dalla diminuzione dei prezzi. La produzione di zucchero si è ridotta
per le minori rese dei raccolti, dovute alla siccità che ha afflitto le piantagioni
di canna.
Le aree dell'Argentina che maggiormente contribuiscono al volume degli scambi
sono il "Gran Buenos Aires", il "Gran Rosario" e il "Gran Córdoba". La produzione
agraria, incluso l'allevamento di bestiame, si concentra nella zona chiamata
"pampa umida", composta dalle Provincie di Santa Fe, Buenos Aires, Córdoba
ed Entre Rios.
La lavorazione di oli vegetali, specialmente di soia, ha come principale zona
di produzione la Provincia di Santa Fe, con un importante numero di fabbriche,
quasi tutte con porti propri di acque profonde (dragaggio a 32 piedi), adatti
per l'esportazione.
Altri settori ove vengono destinati investimenti significativi sono quello
minerario, quello degli idrocarburi, quello chimico, quello siderurgico, quello
delle telecomunicazioni.
L'attività industriale, che nei primi sei mesi del 1996 aveva segnato una
flessione dello 0,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, nel
secondo semestre ha registrato una crescita del 9,0% con un risultato di +4,4%
su base annua, ma con difformi andamenti settoriali.
Il settore delle costruzioni (in particolare vendita di cemento, presentazione
di permessi di costruzione e domanda di abitazioni) ha registrato una significativa
impennata nel corso dell'ultimo trimestre dell'anno, che si è convertita nel
volano dell'economia nazionale nel 1997.
Il settore tessile, in testa alla classifica, è stato favorito dall'applicazione
di diritti specifici di importazione applicati verso la fine del 1995. Nella
seconda parte del 1996 la suddetta espansione si è resa evidente per i produttori
di materie prime e materiale da consumo, con crescite sia nei filati di cotone,
sia nelle fibre sintetiche ed artificiali; in questo ultimo caso le esportazioni
verso il Brasile hanno favorito l'aumento della produzione.
L'industria chimica ha avuto i suoi punti di forza nella lavorazione della
plastica (terzo nella classifica), grazie alla crescita della produzione di
imballaggi, e negli agrochimici seguendo lo sviluppo dell'agricoltura.
Le industrie siderurgiche hanno invece fatto registrare una flessione nella
produzione di ferro primario e di acciaio crudo, mentre nell'area metalmeccanica,
la produzione di autoveicoli ha raggiunto una crescita del 10% circa.
Il processo di riforme strutturali verso un'economia di mercato iniziato in
Argentina nel 1989 ha generato profonde modificazioni nei rapporti del Paese
con il resto del mondo ed in particolare ha attratto ingenti capitali di rischio.
Sebbene questo processo, si sia affievolito dopo il 1993, il paese riesce
ancora ad interessare investitori esteri (settore minerario e grande distribuzione
in particolare) e l'andamento sembra attribuibile all'abbondante liquidità
internazionale.
Nella classifica di investitori per Paese (periodo 1995-2000), si evidenziano
gli Stati Uniti, seguiti dal Canada, Cile, Francia, Australia, Paesi Bassi
e Italia.